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Siamo attivisti e attiviste, precar*, lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse, giovani e meno giovani, donne e uomini, abitanti dell’Arcella.
Abbiamo riaperto il piccolo edificio di via Cardinal Callegari 5, un edificio che funzionava come centro anziani, prima di essere lasciato all’abbandono.
Lo abbiamo riaperto per restituirlo alla città e al quartiere; all’arcella, a San Carlo, negli anni raccontati come luogo di degrado ma in realtà pieni di vita e forze vive, forze che portano avanti questa città.

Cosa sarà da oggi in poi questo spazio?
Sarà una Casa del Popolo aperta a tutti e tutte, un luogo di socialità e mutualismo, di cultura e condivisione.
Uno spazio di aggregazione, ben al di là degli steccati che ci costruiscono addosso, ben al di là del clima di depressione e solitudine che dalla crisi in poi ci è stato imposto a furia di politiche anti-popolari e odio verso chi sta più in basso, verso chi ha un colore della pelle diverso, verso chi non riesce o non vuole correre dietro a questo mondo in perenne competizione.

Uno Sportello Contro lo Sfruttamento, uno Sportello salute, uno Sportello di ascolto del quartiere, un Dopo-Scuola e aiuto compiti, Jam Sessions, Spettacoli teatrali, corsi gratuiti, proiezioni, pranzi popolari, momenti di socialità, dibattiti, condivisione e diffusione di cultura.
Queste sono solo alcune delle cose che vogliamo fare in questo spazio, alcune partiranno subito, altre le stiamo progettando, altre ancora ne abbiamo in mente.

Qui niente è dato per sempre, niente è pre-impostato. Ci apriamo a tutta la cittadinanza, al quartiere, a chiunque abbia idee o voglia spendersi per rendere questo posto il più vivo possibile.
Ogni idea è utile, ogni mano, ogni persona è una storia in più, un passo in più, qualcosa da imparare in più.
Venite, sentitevi a casa, diteci cosa vorreste fare, cosa desiderate per il quartiere e la città, cosa serve.

Non abbiamo verità in tasca, abbiamo solo la ferma convinzione che questo mondo va cambiato, che la giustizia sociale è la nostra meta, che il mutualismo, l’aiuto reciproco, l’auto-organizzazione e l’ascolto dell’altr* sono mezzi necessari per costruire anticipazioni di un mondo migliore.

Dopo il trasferimento del centro anziani questo edificio è rimasto chiuso e inutilizzato, nonostante sia evidentemente una risorsa per il quartiere.
L’Ater, l’istituzione pubblica che ha in gestione l’edificio, ha impedito che delle iniziative potessero prendere vita in quello spazio e ora sostiene di voler mettere in vendita un bene pubblico, anche se manca ogni rilievo formale di questa decisione.
Con una incredibile mancanza di trasparenza l’ente pubblico non risponde alle richieste di affidamento e allo stesso tempo non fornisce le delibere dove, secondo quanto dicono, sarebbe contenuta una risoluzione che prevede la vendita dello stabile.
Noi ci opponiamo con forza alla svendita del patrimonio pubblico acquistato con le tasse di lavoratrici e lavoratori nei decenni passati; i nostri quartieri hanno bisogno di spazi sociali a disposizione della cittadinanza, hanno bisogno di alloggi popolari che garantiscano a tutti condizioni di vita dignitose.
Negli ultimi anni invece abbiamo visto solo una tendenza a privatizzare il patrimonio pubblico, a lasciare vuote centinaia di alloggi con la scusa dalla mancanza di fondi.

Questa è la situazione, e queste sono le ragioni per le quali abbiamo deciso di restituire lo spazio al quartiere perché sia a disposizione di tutt*.
La nostra azione è mossa da valori di solidarietà e punta a costruire reti di sostegno mutualistico, momenti di crescita culturale e di scambio.
Se l’Ater continuerà a perseverare nella scelta di lasciare i luoghi abbandonati e le case vuote, troverà di certo una forte opposizione popolare; se invece proverà ad accogliere questo progetto siamo disponibili ad interloquire costruttivamente.

La dedichiamo a Berta Caceres attivista honduregna alla quale ci sentiamo molto legati, una donna che ha combattuto insieme al suo popolo contro la costruzione di una diga che avrebbe completamente devastato il territorio, togliendolo alle popolazioni che da sempre lo abitano. Però dire solo questo di lei sarebbe riduttivo: Berta era ambientalista, femminista, antirazzista e praticava questi valori in varie forme.
Per le sue idee è stata uccisa nel 2016.
In Honduras si urlava: “Berta no murió, se multiplicó”
Quel grido è arrivato fino a noi. E da oggi Berta, la sua storia, la sua lotta, vivono anche qui.

A breve pubblicheremo tutti i primi eventi e le attività con tutte le info. Rimanete sintonizzati!
Fate girare la pagina, condividete, parlatene.
Noi siamo qui, venite a trovarci e a darci una mano.